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LE SEDI DELLA CASSA

  Il 3 luglio 1842 la Cassa di Risparmio di Ascoli iniziò la sua attività in due locali del secondo piano del palazzo dell'Arengo, concessi gratuitamente dall'Amministrazione Comunale.


Palazzo dell'Arengo,
prima sede della Cassa di Risparmio

  Dal 1849 l'attività della Cassa si spostò nei locali del Palazzo Nardinocchi (oggi Cesari), presi in affitto.


Palazzo Nardinocchi (oggi Cesari),
seconda sede della Cassa di Risparmio

  Per ritessere la storia della costruzione della terza sede e fondamentale la documentazione conservata negli Archivi di Stato di Roma e di Ascoli. Il 28 agosto 1857 l'assemblea della Cassa decise di acquistare per duemila scudi un fabbricato medievale della mensa vescovile, che sorgeva di fronte alla facciata della chiesa di S. Francesco, con le annesse botteghe di Antonio Pallotta e della cappellania Michetti. L'atto di acquisto fu stipulato dal notaio A. Feriozzi il 29 gennaio 1858.


La terza sede della Cassa di Risparmio

  La costruzione dell'edificio (1858-1863c) diede luogo ad una controversia fra l'Istituto e il gonfaloniere Ludovico Saladini Pilastri. I termini della contesa sono sintetizzati in una memoria del delegato apostolico, mons. Giovan Battisca Santucci, rimessa al Ministro del commercio e dei lavori pubblici nel luglio 1858: 'Vi ha in questa città una Cassa di Risparmio molto fiorente e di molta fiducia presso ogni ceto di cittadino, di guisa che nel breve lasso di pochi anni ha potuto conseguire un sopravanzo in utile netto che quasi cinquemila scudi. Anziché erogare tal somma ad altri usi, diviso l'Amministrazione della Cassa stessa impiegarla per pubblica utilità. Nel più bel centro del corso non solo con la massima deformità dell'ornato, ma con pericolo ancora dei transitanti vi avea [...] una casa di questa mensa vescovile. [Dopo averla acquistata anche con l'intento di allargare la strada], la Cassa commetteva all'ingegnere Municipale (Marco Massimi, n.d.r.) la redazione di un disegno, e la perizia del lavoro [...]. L'Ingegnere faceva due progetti: nel primo proponeva di sottoporre al muro della nuova fronte della casa verso il corso un portico [...] e nell'altro l'edificazione del muro pieno con il massimo allargamento della via. Il secondo progetto fu approvato dall'assemblea dei soci , ma seguita la demolizione della facciata della vecchia casa [emerse] il brutto impedimento sul corso dell'esporgenza dei portici di S. Francesco'.

  Per eliminare il 'brutto impedimento' il gonfaloniere Saladini Pilastri propose alla Cassa:
1. 'di costruire un porticato sotto la nuova casa', impegnandosi 'a restringere la [Loggia dei Mercanti] per porre l'una e l'altra sulla linea medesima';
2. di innalzare 'il muro di facciata del nuovo edificio pieno senza portici, impegnandosi a restringere un poco' la vicina Loggia;
3. di 'togliere affatto nella sua integrità il Portico per ricostruirlo in altro luogo'.

  Rimessagli la soluzione della vertenza, il ministro del commercio e dei lavori pubblici interpellò il Consiglio d'arte dello Stato, il quale espresse il parere che 'non si dovesse nè traslocare nè restringere il Portico, ma si dovesse anzi conservarlo intatto come monumento storico e d'arte'.

  Di massiccia architettura neorinascimentale e con conci di travertino in vista foderanti parzialmente la casa preesistente (per allargare la via solo la facciata sul corso fu, comunque, innalzata ex novo dopo il taglio del fabbricato primitivo), l'edificio di Marco Massimi fu ampliato nel 1882 con l'accorpamento del vicolo delle Pignatte e di altre costruzioni private.

  Nel 1914, dopo la costruzione della sede attuale, l'Istituto mise all'asta 1'edificio e la gara fu vinta dal farmacista Umberto Rosati, che offrì 153.666 lire.

   Nei primi anni del Novecento si pose di nuovo per la Cassa di Risparmio il problema della sede, che si voleva più rispondente ai bisogni funzionali dell'Istituto, ma anche più rappresentativa del suo sviluppo e del suo presrigio. Per risolvere il problema nel 1905 il Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio pensò di acquistare il palazzo del Popolo, offrendo quarantamila lire al comune che l'aveva comprato dall'amministrazione provinciale per la stessa somma tre anni prima. Nel formalizzare la sua offerta, l'Istituto si impegnò a riportare il monumentale edificio allo stato prisrino su progetto dell'arch. Giuseppe Sacconi. La trattativa si arenò sul nascere, perchè l'elite culturale ascolana insorse contro la ventilata privatizzazione dell'edificio pubblico più ricco di storia e di significati della città.

   Nel 1909, al momento della progettazione dell'attuale corso Trento e Trieste, il Consiglio di Amministrazione dell'Istituto pensò di edificare la nuova sede in questa arteria e precisamente nell'isolato perimetrato dalla via Giudea, rua David d'Ascoli, corso Mazzini e la strada da aprirsi. Poichè nel frattempo Giuseppe Sacconi era morto, la progettazione dell'edificio fu affidaca all'architetto Cesare Bazzani, Fresco vincitore di due importanti concorsi pubblici per la realizzazione della Biblioteca nazionale di Firenze e del Palazzo delle Belle Arri di Roma, oggi sede della Galleria d'arte moderna. Dopo l'acquisco delle case Giorgi e Del Grande, successivamence rivendute e demolite per costruire l'ex cinema Olimpia, gli amministratori dell'Istituto rinunciarono al progetto per non soddisfare l'esosità dei proprietari delle altre case dell'isolato ancora da comperare.


Il palazzo della Fondazione Cassa di Risparmio

   Per risolvere il problema della sede, nel 1911 la Cassa acquistò per centoventimila lire il palazzo dell'estinta famiglia Sgariglia in corso Mazzini. Il contratto era stato già concluso, quando l'amministrazione civica propose al presidente dell'Istituto Filippo Seghetti la permuta dell'ex dimora patrizia con il complesso monastico di Sant'Onofrio venduto dal Fondo per il Culto al Comune il 29 agosto 1900. L'offerta dell'amministrazione municipale fu accertata dal Consiglio di Amministrazione della Cassa il 9 maggio 1911 per la maggiore centralità dell' ex monastero, costituito di settantatre vani, una chiesa e un ampio orto. L'arch. Bazzani, a cui il Consiglio di Amministrazione affidò l'incarico di disegnare l'edificio l'8 settembre 1911, previde la ricomposizione del prospetto trecentesco dell'ex monastero nella facciata posteriore della nuova sede.


   Realizzata nel 1912-15, la sede della Cassa di Risparmio rispecchia la cultura ufficiale dell'epoca, un eclettismo che fonde stilemi rinascimentali, manieristici, barocchi romani, neoclassici e, nell'ornamentazione, Liberty. L'edificio, che si presenta come un robusto cubo, e caratterizzato all'esterno da una polifonia di motivi architettonici e decorativi di travertino e di cemento armato, i quali scandiscono ritmicamente gli spazi e muovono plasticamente le linee. Inondato di luce, l'interno esprime grandiosità e monumentalita soprattutto nell'atrio colonnato, nella scenografica tribuna, nello scalone marmoreo e nelle sale dell'assemblea, della presidenza e del consiglio. Indubbiamente uno degli edifici più belli e rappresentativi costruiti ad Ascoli nel XX secolo, il palazzo si confà alle nobili tradizioni artistiche della città ed è degno dell'importanza dell'Istituto, di cui simboleggia quasi la solidità e la floridezza. La costruzione della nuova sede comporto la rilevante spesa di L. 807 780.93. I lavori furono eseguiti dall'impresa edile locale Matricardi e Angelini sotto la direzione dell'ing. Enrico Cesari e dello stesso architetto Bazzani.

   Dal mese di marzo dell'anno 2000 la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno ha trasferito la propria sede amministrativa nei locali della Palazzina Meletti in via del Trivio 56.


La Palazzina Meletti

 

   Dal dicembre 2006 la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno è tornata ad occupare i locali del palazzo di residenza della Cassa di Risparmio in C.so Mazzini.